Il boom delle polizze vita

IL BOOM DELLE POLIZZE VITA

Nei primi 8 mesi del 2019 le polizze ramo I hanno già raccolto premi per 40 miliardi, 16% in più del 2018. Gli investimenti delle compagnie assicurative in Italia ammontano ormai a 840 miliardi di euro, tra polizza vita e polizze per beni o patrimonio: circa il 50% del Pil del paese.

Per le famiglie, le assicurazioni Vita sono uno strumento di guadagno alternativo attraverso cui investono i propri risparmi e accumulano capitale. Costituiscono così un ombrello di protezione per eventuali interruzioni dei flussi di reddito dovute a morte premature o sopravvivenza al di là delle proprie possibilità finanziarie.

Nel 2018 le compagne gestivano circa 700 miliardi, il 17% delle attività finanziarie delle famiglie, circa il 40% del PIL, sotto al 54% della media europea.

Non altrettanto sviluppato in Italia è invece il comparto della previdenza privata integrativa, per la quale sarebbe necessario favorire ulteriormente le adesioni, informando i cittadini in modo chiaro, ad esempio sulle aspettative di pensione pubblica.
Le polizze long term care, contratti che coprono dal rischio di non autosufficienza, hanno all’attivo solo 164 milioni. Ben più ampie sono invece le risorse delle polizze vita finanziarie unit linked, che detengono oggi circa138 miliardi.

Il grosso del mercato resta comunque in mano alle tradizionali polizze rivalutabili di ramo I, legate a gestioni separate, che hanno un patrimonio gestito di oltre 500 miliardi: sono prodotti che hanno sempre avuto un’attrazione elevata sui risparmiatori italiani, grazie a punti di forza come la garanzia del capitale investito.

Ora, in un mercato a tassi zero come quello odierno, alcune caratteristiche peculiari stanno venendo meno: il consolidamento dei risultati, cioè il congelamento anno per anno dei rendimenti ottenuti, è sempre meno presente. Molte compagnie si limitano oggi ad offrire la loro garanzia soltanto in momenti intermedi durante il contratto oppure a scadenza.

Restano intatti i benefici fiscali dati dall’esenzione dell’imposta di bollo dello 0,2% annuo. Ci sono poi vantaggi comuni a tutte le polizze Vita, come l’esenzione dell’imposta di successione, l’impignorabilità e insequestrabilità, il differimento del pagamento delle imposte sulla plusvalenza al momento dell’incasso del capitale, e la rendita erogata non costituisce reddito Irpef.
Le gestioni separate sono immuni dalla volatilità dei mercati, perché contabilizzano i titoli in portafoglio al costo storico di acquisto e non di mercato, restando immuni a impennate dello spread. Ad esempio, le gestioni separate nel 2018 hanno reso il 3,03% medio lordo contro il 3,13% del 2017. Negli ultimi 5 anni il rendimento medio annuo lordo delle gestioni separate è stato del 3,3% a fronte dello 0,5% dell’inflazione. In base agli ultimi dati Ania sulla produzione individuale in Italia, da gennaio a fine agosto 2019 le ramo I hanno registrato premi per 40,54 miliardi, oltre il 72% del totale del mercato vita, +16,2% rispetto allo scorso anno.

Al contrario il ramo III, relativo alle polizze unit linked, ha avuto un calo del 26,1% della produzione. L’incertezza dei mercati sta penalizzando queste polizze che espongono direttamente i risparmi investiti all’andamento di azioni e bond tramite fondi o sicav che hanno in portafoglio.

In Italia, il rendimento minimo garantito è un miraggio già da tempo per la maggior parte delle nuove polizze, inoltre, le polizze distribuite da banche e reti hanno in media un rendimento inferiore di quelle collocate dalle compagnie di assicurazione tramite gli agenti, perché queste ultime hanno in generale un’anzianità più elevata, beneficiando di Btp in portafoglio acquistati anni fa, quando i tassi erano più elevati di oggi.
Per le polizze rivalutabili di ramo I legate alle gestioni separate, la discesa dei tassi sta togliendo ai gestori gli strumenti più importanti con cui erano riuscite a mettere a segno rendimenti di tutto rispetto.

È in atto quindi una contrazione dell’offerta di ramo I, a favore della crescita delle multi-ramo, polizze che combinano i rami I e III.
Il mondo assicurativo italiano resta comunque molto legato alle gestioni separate, ma è prevedibile un’intensa attività delle compagnie alla ricerca di rendimento in asset class diverse dai titoli pubblici.

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